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Rassegna Stampa

Frammenti & elettronica - La poesia di Sammarchi

newspaper Il PIacere della Lettura person Giuseppina La Face

«In posto di prima fila occupa, tra i compositori d'oggi, il bolognese Luigi Sammarchi (1962). Vincitore del Concorso internazionale di composizione Valentino Bucchi (2004), scrive per teatri importanti e collabora con musicisti famosi. Tanto schivo quanto colto e sensibile, privilegia l'uso dell'elettronica: e in questo campo si considera allievo di Alvise Vidolin. Alla base della sua scrittura si intuisce l'impronta dei "classici": Bach nel condurre le linee melodiche, Mozart e Beethoven nel gestire la forma complessiva. Nel contempo Sammarchi si rifà a compositori dell'altro ieri, come Karlheinz Stockhausen e Luigi Nono; non è immune dall'attrattiva dello strutturalismo, ma punta soprattutto a una musica "espressiva", che susciti e trasmetta emozioni. La tecnica privilegiata è il "frammento": un'immagine – un verso, un suono – viene messa a fuoco da una sorta di memoria eidetica, che risuonando nello spazio si trasforma. In questo processo, il testo letterario offre uno stimolo alla fantasia compositiva, poi diventa esso stesso suono combinandosi con quello dello strumento e del "live electronics". Si ascolti "Hybris/Dike" per flauto e live electronics (2009): sono stralci da Edgar Morin, donde il titolo, combinati con frammenti di Eraclito, mescolati al canto dello strumento, mentre il suono si spazializza, in varie dinamiche, grazie alla circolazione del segnale in otto diffusori. "Dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo" per voce e live electronics (2017), versi di Dino Campana e Pindaro, presenta quattro "immagini-risonanze" – Sogno, Alti orizzonti, Ombra del vento, Andar fatale –, laddove la presenza del coro è simulata grazie all'elettronica. Affascinante è "Sydereus… canto della lontananza" (2011), eseguito a Trieste per ensemble da camera e ripreso nel 2013 a Bologna per grande orchestra. L'idea proviene da Rainer Maria Rilke (Sonetto a Orfeo I, 23): è l'immagine poetica ad evocare la musica, in un continuo affiorare di visioni oniriche, di flash inconsci nei quali la coscienza si ottunde e naufraga.»